SIOB è l’acronimo di Società Italiana di Ortognatodonzia Bioprogressiva, una delle più antiche società scientifiche ortodontiche italiane. Il 2018 ha visto l’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo, che sarà in carica per un triennio. Il neo presidente Daniele Vanni parla della società, inquadrandola storicamente e illustrandone i programmi.
Per prima cosa che cos’è la SIOB?
La società scientifica che ha formato negli anni centinaia di ortodontisti. È un po’ la casa madre degli ortodontisti bioprogressivi.
Può spiegare meglio?
SIOB significa Società Italiana di Ortognatodonzia Bioprogressiva. Il nostro maestro Robert M. Ricketts ideò la Filosofia Bioprogressiva, metodica ortodontica che negli anni ha avuto grande diffusione, grazie alla completezza del binomio diagnosi-terapia e anche e soprattutto grazie all’impegno e all’opera di divulgazione di Carl Gugino, altro grande maestro.
Dal lungo titolo sembra che non si dimentichino le origini.
Non potremmo perché i maestri meritano rispetto. Ricketts è stato artefice di una rivoluzione, scardinando dogmi che incatenavano il mondo ortodontico ed è stato non poco osteggiato, come spesso accade a chi innova. La genialità di Ricketts e la metodologia analitica di Gugino hanno generato un’alchimia dai risultati eccellenti.
Come vi collocate oggi nel panorama ortodontico?
Il mondo è cambiato velocemente e così pure l’ortodonzia, ma i nostri maestri ci hanno sempre insegnato ad essere pronti al cambiamento. La filosofia bioprogressiva è molto più di una tecnica, è un sistema integrato che costruisce la diagnosi e il piano terapeutico, ma anche lo studio, con le sue biotecnologie e tutto il team, intorno al paziente.
Si dice però che quella tecnica sia complicata
È una leggenda metropolitana. Noi non siamo quelli della meccanica segmentata, siamo ortodontisti che utilizzano tutto ciò che si può per risolvere i problemi dei pazienti, partendo da una diagnosi corretta e completa. Se la diagnosi e il piano terapeutico sono completi e corretti, la terapia che scaturisce risulta semplice e lineare. Nulla di diverso da ciò che ogni ortodontista deve fare quotidianamente, utilizzando la propria sistematica diagnostico-terapeutica. Nei nostri studi, si eseguono spesso terapie utilizzando la metodica straightwire bioprogressiva, che non è certamente di difficile utilizzo. Non ci complichiamo inutilmente la vita, se non è necessario, ma siamo in condizione di utilizzare sistemi biomeccanici sofisticati, per fronteggiare i casi più ostici.
Su cosa è basato il vostro progetto di continuing education?
Purtroppo stiamo ancora leccandoci le ferite per la scomparsa del nostro past president Franco Bruno. Non dimentichiamo lo scopo primario della nostra società, che è tenere aggiornati i soci e formare chi si affaccia per la prima volta nel mondo ortodontico. Desideriamo andare molto oltre un quad helix e un arco utilitario. Per questo stiamo lavorando per strutturare corsi che aggiornino i nostri soci su ciò che giova ad un ortodontista.
I vostri rapporti con le altre società e il mondo universitario come sono?
I rapporti con le altre società sono eccellenti. In particolare con la SIDO, società di tutti gli ortodontisti italiani. Anche col mondo universitario, siamo in assoluta assonanza. Tra i nostri soci vi sono liberi professionisti e docenti universitari; ci fregiamo anche di avere direttori di scuole di specializzazione. Con Franco Bruno, presso la Scuola di Cagliari, abbiamo gestito per più di dieci anni il reparto di Ortodonzia bioprogressiva, portando avanti un progetto fortemente voluto dal Direttore, Vincenzo Piras.
Mi sembra di capire che stia rivoluzionando la società.
Ho parlato di segno dei tempi, quindi nessuna rivoluzione. Già da anni abbiamo organizzato corsi di posturodonzia intercettiva con dispositivi preformati, ortodonzia linguale, e con allineatori; tutto perfettamente in linea con la nostra filosofia. Non io, ma tutto il Consiglio Direttivo (ci tengo a specificarlo) si sta occupando di continuare sulla strada tracciata da chi ci ha preceduto.
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