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L’Andi dell’innovazione continua in odontoiatria: conversazione con il Presidente Carlo Ghirlanda

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Dott. Carlo Ghirlanda, Presidente Nazionale Andi.
Patrizia Gatto

By Patrizia Gatto

mer. 4 maggio 2022

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Ho avuto il piacere, dopo molto tempo, di intervistare il Dott. Carlo Ghirlanda, Presidente Nazionale Andi e unico candidato alla prossime ri-elezioni di maggio 2022. Una lunga conversazione per poter capire cosa è oggi L’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, cosa pensa e quali progetti sta realizzando.

Questo mandato in scadenza è stato connotato da importanti turbolenze pubbliche, di settore, di salute, crisi mondiali mai immaginabili prima e nel contempo da risultati favorevoli.
Aggiungerei che ci sono stati anche tre governi nel corso di questo mandato. Sono l’unico candidato alle elezioni di fine maggio: penso che il lavoro sviluppato in questi anni è stato apprezzato. Mi hanno riferito, e lo riporto con orgoglio, che forse ero la persona giusta al momento giusto. L’approccio è stato ed è di grande pressione e rilettura interna ed esterna di quello che fa Andi. La squadra che propongo sarà rinnovata: cambiano 5 componenti su 9, anche questa una cosa nuovissima.

 Quale il programma?
A ottobre scorso si è svolto il nostro congresso politico. La proposta è partita dalla periferia anziché come in precedenza dal centro, da cui abbiamo raccolto una serie di punti programmatici per il prossimo mandato. Mind, il nuovo software gestionale che sarà presentato presso il nostro stand all’Expodental di Rimini, è già una prima risposta. Abbiamo creato Andi Green, un nuovo percorso di odontoiatria bio-sostenibile ed ecocompatibile con un logo che presto presenteremo. E’ iniziato il primo di sette moduli presso la Luiss del corso di istruzione per i nostri 90 dirigenti in cui tratteranno di lobby, di trattative sindacali, di diritto amministrativo e sanitario, di comunicazione a livello istituzionale e sindacale.

Stiamo per uscire, lo dico in anteprima, con il primo contratto che il nostro fondo sanitario integrativo ha firmato, con la nuova visione Andi dell’odontoiatria sostenuta dal terzo pagante. C’è piena libera scelta: tutti i dentisti, iscritti all’Andi o no, possono curare i pazienti che si sono iscritti e ricevono da parte di Fas, il nostro fondo, l’assistenza rispetto al piano sanitario che è stato condiviso con la sigla con cui abbiamo creato il contratto. Un nuovo percorso di sanità integrativa, libera scelta, senza condizioni regolamentari ostruzionistiche che spesso hanno impedito di essere autonomi nelle scelte diagnostiche. Ha caratteristiche premiali, in base alla continuità di frequenza del paziente nello studio.

Continueremo con le iniziative del mese della prevenzione, quest’anno alla 42° edizione. Probabilmente faremo una nuova Andi Academy, che si occuperà di digitale, di gestione e i vari temi odierni. Abbiamo un forte impegno insieme anche a Enpam e tramite Confprofessioni per la gestione del credito del nostro associato e nuovi contratti assicurativi. Tante altre saranno le iniziative lavorando a 360°.

La professione sta superando una crisi importante?
Noi abbiamo un centro studi con cui ogni anno presentiamo anche i dati congiunturali, come avverrà all’Expodental di Rimini nel 2022. La nostra metodologia di approccio statistico, curata dal Prof. Piperna, è idonea a una lettura universale e non solo per i soci Andi. La professione ha mostrato negli ultimi anni una progressiva flessione in termini di reddito. Oggi stiamo risalendo tornando ai livelli del 2014 circa 7,5 miliardi di fatturato) ma ancora lontani dai quasi 10 miliardi precedenti.

C’è in atto nella professione, quella etica e non commerciale, una modifica del modello professionale orientata verso forme di associazione anche societarie, in particolare le STP che oggi sono oltre 3.000 nell’odontoiatria e sono in miglioramento le skills. A tutto questo bisogna guardare con interesse a beneficio del patto generazionale e del miglioramento delle performance dello studio, soprattutto organizzative.

A proposito di performance organizzative noi crediamo di poter dare un contributo con il nuovo software gestionale da noi creato, Mind, che lanceremo ad Expodental. Di fatto una vera e propria assistente virtuale, che sostituisce in modo impeccabile alcune funzioni attualmente svolte dalle nostre segreterie, a vantaggio della relazione con i nostri pazienti, eliminando delle pesantezze per il dentista e migliorando l’efficienza.

Mind, questo nuovissimo software da chi è sviluppato e con quali finalità?
Abbiamo creato una società che si chiama Andi Lab, al 51% di proprietà di Andi e al 49% della software house che ha già creato la piattaforma Brian, su cui ho puntato sin dall’inizio del mio mandato, uscita prima della pandemia e risultata poi un collante nel periodo del lock-down: in un mese di serrata abbiamo erogato oltre 30.000 corsi ecm. È necessario uno sviluppo informatico-digitale utilizzando l’intelligenza artificiale e con Mind vogliamo migliorare la relazione con il paziente, creando delle attività generate spontaneamente dal software, ottimizzando così sin dal mattino la giornata del dentista e del team dello studio. Sono certo che avrà una buona accoglienza.

Siamo convinti però che la crescita dell’intelligenza artificiale debba essere governata. Mind ad esempio è un software che può fare tutto, potenzialmente anche diagnosi senza necessità di un operatore medico. Proprio per questo noi abbiamo voluto acquistare la tecnologia che sta dietro questo sistema, perché vogliamo governarla e riteniamo che l’intelligenza umana debba prevalere e debba essere lasciata libera di evolversi, come altri auspicano. Mind in odontoiatria e Tech to doc, di Enpam, per tutta la medicina, segneranno un processo evolutivo razionale e prudente: sempre sotto controllo da parte di chi deve esercitare un filtro. Stiamo ora lavorando e siamo prossimi all’uscita di un software per il governo degli eventi avversi dei dispositivi medici e altre funzionalità di controllo.

Un programma con degli aspetti molto pratici. Potremmo dichiarare “non parole ma fatti”, visto che lei è comparso molto poco sulle testate di settore.
Le cose che le ho raccontato sono state studiate per tempo e deve dire che in questo mio mandato l’associazione è riuscita a pilotare i cambiamenti oltre ad avere quella tranquillità economica che consente di fare gli investimenti, che poi sono a tutto favore dei nostri associati del settore. Preferisco il fare al comparire: non voglio creare il mito di una persona, meglio fare cose concrete. Io non compaio, ma compaiono i numeri di Andi: 27.000 iscritti è un risultato. Tante cose sono successe in Andi. In questo momento siamo sotto esame di Deloitte, per dare ad Andi una strutturazione ancora più efficiente. Questa è l’Andi del fare e non del comparire, quella di sindacalisti e persone che svolgono ogni giorno la professione. Abbiamo così tanto da fare e mi permetta di dire a conclusione con un sorriso, che chi non è socio Andi, secondo me, fa un grosso errore.

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