L’estetica del sorriso oggi è sempre più interdisciplinare: ortodonzia, protesi e chirurgia sembrano ormai integrarsi. Dove finiscono i confini tra queste discipline?
In realtà, ricreare un sorriso non è sempre un percorso semplice o routinario. Nella maggior parte dei casi è necessario integrare competenze diverse per costruire un piano di trattamento realmente personalizzato, capace di rispondere alle specifiche esigenze del paziente. Di questo discuteranno al Congresso la dott.ssa Giovanna Maino e il dott. Mattia Fontana, due giovani professionisti che, nonostante l’età, vantano già una grande esperienza nelle terapie interdisciplinari. Oggi i confini tra le diverse discipline sono sempre meno definiti: più che separazioni, esistono punti di incontro in cui ortodonzia, protesi e chirurgia si fondono per perseguire un unico obiettivo, quello di restituire al paziente il sorriso che desidera, coniugando estetica, funzione e stabilità nel tempo.
Nel congresso si parla molto di digitale e approccio analogico, come nella sessione con Antonio Cerutti. Il digitale sta davvero cambiando tutto o è ancora un’evoluzione graduale?
Il digitale è ormai entrato a far parte della pratica clinica quotidiana. Sebbene vi siano ancora alcuni aspetti da perfezionare, oggi uno studio privo di strumenti come lo scanner intraorale o la stampante 3D rischia di non essere al passo con l’evoluzione della professione. Il prof. Antonio Cerutti, che da quattro anni dirige a Brescia un Master in Odontoiatria Digitale, rappresenta senza dubbio una delle figure più autorevoli per fare il punto sullo stato dell’arte e comprendere come le tecnologie digitali stiano trasformando i flussi di lavoro, senza però sostituire il valore dell’esperienza e del giudizio clinico.
La progettazione digitale del sorriso è ormai un tema centrale, come evidenziato dall’intervento di Pier Carlo Frabboni. Siamo di fronte a un nuovo standard clinico o ancora a una fase di transizione tecnologica?
La progettazione digitale del sorriso rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per coinvolgere il paziente e consentirgli di visualizzare in anteprima il possibile risultato del trattamento. L’integrazione con l’intelligenza artificiale rende questa esperienza ancora più realistica, offrendo una previsualizzazione del futuro sorriso e facilitando la condivisione del piano terapeutico. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta: il risultato dipende dalla corretta applicazione dei principi clinici, estetici e funzionali che guidano la progettazione. Per questo abbiamo invitato Pier Carlo Frabboni, che presenterà casi clinici di grande impatto, illustrando come coniugare innovazione digitale, competenza professionale e predicibilità del risultato.
Le riabilitazioni implantari in area estetica, soprattutto negli incisivi superiori, hanno un impatto diretto sulla percezione del paziente. Quali sono oggi i principali fattori predittivi di successo estetico e funzionale a lungo termine?
Il successo delle riabilitazioni implantari in area estetica nasce innanzitutto da un’accurata pianificazione del caso. Oggi, grazie all’integrazione delle moderne tecnologie digitali, come i dati DICOM e i file STL, è possibile progettare con estrema precisione sia la fase chirurgica sia quella protesica. A questo si affianca l’evoluzione della chirurgia plastica parodontale, che, attraverso tecniche sempre più minimamente invasive, consente di ottenere risultati estetici e funzionali di elevata predicibilità, raggiungendo livelli di biomimetica impensabili fino a pochi anni fa. A condividere la loro esperienza nella gestione di questi casi complessi saranno due past president dell’IAED, Marco Redemagni e Salvatore D’Amato, che illustreranno protocolli clinici e soluzioni maturati in anni di pratica e ricerca.
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