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Dott.ssa Christina Radics: «Essere un bravo odontoiatra e gestire con successo uno studio dentistico sono due lavori diversi»

Una carriera odontoiatrica di successo richiede ai professionisti di sviluppare competenze che vadano oltre quelle cliniche, tra cui la capacità di guidare un team e di affrontare le responsabilità legate alla gestione di uno studio odontoiatrico (Tutte le immagini: Dr Christina Radics).

La formazione odontoiatrica prepara i professionisti alla cura dei pazienti, ma spesso dedica molto meno spazio allo sviluppo delle competenze di leadership, gestionali e personali che potrebbero rivelarsi necessarie nel corso della carriera. Partendo dalla propria esperienza nella gestione di uno studio odontoiatrico e nell’affrontare il burnout, la dott.ssa Christina Radics, odontoiatra che oggi svolge attività di coach e relatrice, aiuta i professionisti del settore a sviluppare queste competenze e a gestire le pressioni e le sfide che accompagnano la vita professionale. In questa intervista a Dental Tribune International, la dott.ssa Radics riflette sullo stigma associato alla salute mentale e sull’equilibrio tra vita professionale e personale, approfondendo come la formazione odontoiatrica e la cultura professionale possano offrire un sostegno più efficace agli odontoiatri durante l’intero percorso di carriera.

 

Dott.ssa Radics, lei si è formata in Svezia e ha iniziato lì la sua carriera prima di trasferirsi in Spagna, dove vive e lavora ormai da oltre vent’anni. Quali sono le differenze più significative tra i due Paesi nell’organizzazione dell’assistenza odontoiatrica e nella pratica clinica?
La differenza più importante che ho riscontrato riguarda gli aspetti amministrativi. In Svezia, gli odontoiatri devono presentare un’ampia documentazione al sistema assicurativo, poiché i pazienti beneficiano di un sostegno economico statale per le cure odontoiatriche. Questo comporta un notevole carico burocratico aggiuntivo nell’attività quotidiana. Non direi invece che le aspettative dei pazienti siano sostanzialmente diverse. In entrambi i Paesi ho osservato un crescente interesse per trattamenti più rapidi e procedure estetiche. La mia esperienza in Spagna è stata forse un po’ particolare: ho lavorato con molti pazienti e studi odontoiatrici scandinavi, quindi gran parte della mia attività clinica quotidiana mi risultava familiare. Per me, la differenza pratica più evidente è stata l’assenza degli adempimenti amministrativi legati al sistema assicurativo svedese.

Secondo la dott.ssa Christina Radics, relatrice e coach, l’armonia tra vita professionale e personale (work–life harmony) consiste nel riconoscere il cambiamento delle priorità e nel compiere scelte consapevoli su come investire il proprio tempo e le proprie energie.

Prima di abbandonare l’attività clinica, ha lavorato sia come odontoiatra collaboratrice sia come titolare di uno studio. In che modo sono cambiati le sue responsabilità, le pressioni e la percezione della sua identità professionale quando è diventata titolare?
Ho sempre avuto un forte senso di responsabilità. Anche quando lavoravo come collaboratrice, facevo fatica a smettere di pensare al lavoro alla fine della giornata. Diventare titolare di uno studio ha amplificato ulteriormente questa sensazione. Mi sentivo responsabile del personale, quasi come se si trattasse della mia famiglia, ma anche della gestione economica e del futuro dello stesso. È stato allora che ho compreso davvero che essere un bravo odontoiatra e gestire con successo uno studio dentistico sono due lavori diversi. Le competenze cliniche sono fondamentali, ma è altrettanto importante possedere capacità di leadership, comunicazione, gestione del tempo e competenze imprenditoriali, oppure potersi affidare a persone di fiducia che le possiedano. Vorrei che gli odontoiatri fossero preparati meglio ad affrontare questo passaggio professionale.

Nel suo libro, … But Please Don’t Tell Anyone: A Personal Story About Stigma in Dentistry, descrive l’odontoiatria come una professione in cui stress, ansia e burnout vengono spesso nascosti dietro una facciata di perfezione. Da dove nasce questo stigma legato alla salute mentale nel settore odontoiatrico? Ha riscontrato differenze tra Paesi o contesti professionali?
Come professionisti sanitari, spesso sentiamo di dover essere noi quelli forti. I pazienti possono arrivare in studio ansiosi o in una condizione di vulnerabilità e noi siamo convinti di doverli rassicurare. Quando attraversavo un periodo difficile, sentivo di non poterne parlare apertamente, perché erano gli altri a rivolgersi a me con i loro problemi. Esiste anche il timore di essere giudicati sul piano professionale: se le persone sapessero che sto vivendo un momento di difficoltà, continuerebbero a fidarsi di me come odontoiatra? Questa paura può rendere lo stress e l’ansia esperienze profondamente solitarie. Oggi sento parlare di burnout in modo più aperto, soprattutto in alcune aree d’Europa. Ma parlarne è soltanto il primo passo. Dobbiamo anche rendere più semplice per i professionisti chiedere aiuto e fornire loro strumenti pratici per affrontare le difficoltà molto prima che si trasformino in una situazione di crisi.

Che cosa l’ha portata, alla fine, a vendere il suo studio e a passare dall’attività clinica a tempo pieno a quella di coach, relatrice e consulente nell’ambito della leadership?
Nel mio caso, è stato il risultato di un accumulo di pressioni nel corso di molti anni. All’inizio della carriera ci si concentra soprattutto sul diventare clinici competenti. Poi si scopre quanto altro richieda questa professione: gestire le aspettative dei pazienti, comunicare con il team, affrontare i conflitti, prendere decisioni economiche e tenersi al passo con i cambiamenti. Nel frattempo, c’è anche una vita al di fuori dello studio che richiede attenzione. Ho vissuto due episodi di burnout: il primo dopo circa dieci anni di carriera e il secondo all’incirca sette anni più tardi. Non si è trattato di una singola giornata difficile o di un evento isolato. La pressione si è accumulata gradualmente, fino a quando ho compreso che le sole competenze cliniche non mi avevano fornito gli strumenti necessari per gestirla. Abbandonare l’attività clinica a tempo pieno ha significato ripensare un’identità professionale che avevo costruito nel corso di molti anni. Ma mi ha anche permesso di trovare un nuovo scopo: condividere ciò che avrei voluto comprendere prima, affinché altri odontoiatri possano costruire carriere non soltanto di successo, ma anche sostenibili nel tempo.

Al di fuori della sua attività di coach e relatrice per i professionisti del settore odontoiatrico, la dott.ssa Christina Radics ama dedicarsi alla musica come DJ nel tempo libero.

Quali comportamenti ricorrenti osserva nel modo in cui gli odontoiatri affrontano il carico di lavoro e il burnout e riconoscono il momento in cui hanno bisogno di supporto?
Un comportamento che riscontro spesso è che gli odontoiatri continuano a lavorare anche molto tempo dopo essersi accorti che qualcosa non va. Le pressioni arrivano da più direzioni: l’attività clinica, i pazienti, il team, le responsabilità economiche e la vita familiare. Ciascuna di queste, presa singolarmente, può sembrare gestibile, ma quando si sommano possono diventare opprimenti. Nella mia esperienza personale, tra i segnali d’allarme c’erano la sensazione di non essere più me stessa, una maggiore fragilità emotiva e la tendenza a isolarmi dagli altri, perché non avevo più le energie necessarie per mantenere le relazioni. Questi segnali possono manifestarsi in modo diverso da persona a persona, ma la tendenza a sottovalutarli è qualcosa che riconosco spesso nelle conversazioni con gli odontoiatri. Chiedere aiuto dovrebbe essere considerato una parte normale della vita professionale. Cerchiamo consigli e indicazioni per migliorare la nostra attività clinica; allo stesso modo, dovremmo sentirci liberi di chiedere supporto anche per guidare un team, gestire lo stress e prenderci cura del nostro benessere personale.

Lei parla spesso di “armonia tra vita professionale e personale” (work–life harmony) piuttosto che di “equilibrio tra lavoro e vita privata” (work–life balance). Che cosa significa questo concetto in odontoiatria e come possono affrontarlo i professionisti quando si sentono divisi tra la cura dei pazienti, le esigenze gestionali dello studio e la vita personale?
Preferisco parlare di “armonia” perché il concetto di “equilibrio” suggerisce qualcosa di statico, mentre la vita è in continuo cambiamento. Ci sono settimane in cui la carriera richiede maggiori energie e altre in cui sono la famiglia o la salute ad avere bisogno di più attenzione. Armonia significa riconoscere ciò che è necessario in un determinato momento e compiere scelte consapevoli, anziché procedere in modo automatico. Utilizzo una formula 3 + 5, basata su tre passaggi e cinque pilastri. I tre passaggi sono accettare, valutare e scegliere. Il primo consiste nel riconoscere ciò che sta accadendo. Il secondo nel valutare quali aspetti della situazione siano sotto il nostro controllo, quale prezzo stiamo pagando e che cosa possiamo imparare dall’esperienza. Infine, il terzo passaggio consiste nello scegliere dove concentrare le proprie energie e che cosa sia necessario lasciare andare. I cinque pilastri sono la cura di sé, la consapevolezza di sé, le relazioni, il tempo libero, la carriera e il senso di realizzazione personale.
La cura di sé comprende il sonno, il riposo, l’attività fisica e l’alimentazione. La consapevolezza di sé aiuta a riconoscere i propri schemi comportamentali e i propri limiti. Le relazioni ricordano l’importanza di mantenere legami con persone al di fuori dell’ambiente professionale, oltre ai pazienti e ai colleghi. Il tempo libero permette di coltivare la propria identità anche al di fuori dell’odontoiatria. Infine, la carriera e il senso di realizzazione personale invitano a porsi una domanda fondamentale: che cosa significa davvero il successo per me? Non è necessario raggiungere la perfezione in tutti e cinque gli ambiti, ma è importante accorgersi quando uno di questi viene trascurato troppo a lungo.

Quali cambiamenti vorrebbe vedere nella formazione odontoiatrica e nella cultura professionale per offrire un maggiore sostegno agli odontoiatri e ai loro team?
Vorrei che la dimensione umana della professione odontoiatrica fosse parte integrante dell’intero percorso formativo: imparare a comunicare in modo efficace, sviluppare consapevolezza di sé, gestire i conflitti, guidare un team, affrontare le aspettative e superare le difficoltà. Queste competenze potrebbero essere approfondite ogni anno attraverso discussioni, simulazioni di situazioni reali (role-playing) e casi clinici concreti. Gli studenti potrebbero non cogliere immediatamente il valore di ogni insegnamento, ma saprebbero a quali strumenti ricorrere quando si troveranno ad affrontare queste sfide. Vorrei inoltre che i titolari degli studi odontoiatrici e i loro team considerassero il confronto sul carico di lavoro e sul benessere personale una parte normale della vita professionale. Dedichiamo enormi energie al raggiungimento dell’eccellenza tecnica. Dovremmo riservare la stessa attenzione allo sviluppo delle competenze relazionali e gestionali, che aiutano gli odontoiatri a lavorare con le persone e a costruire carriere sostenibili nel tempo.

Se potesse dare un solo consiglio a un odontoiatra neolaureato, quale sarebbe?
Trovare un mentore o un coach di cui fidarsi, qualcuno che possa guidarti, stimolarti a migliorare e offrirti uno spazio sicuro in cui confrontarti apertamente sulle difficoltà. Non devi necessariamente trovare tutte le risposte da solo. Continua a coltivare la curiosità per ciò che ti appassiona. Non è necessario eccellere in ogni ambito dell’odontoiatria. Impara a conoscere te stesso tanto quanto impari a conoscere la tua professione. Questa consapevolezza ti aiuterà a costruire una carriera che rispecchi davvero chi sei.

 

Nota editoriale:

La dott.ssa Christina Radics ha sviluppato la formula 3 + 5 per l’armonia tra vita professionale e personale (work–life harmony), un modello che combina tre passaggi decisionali con cinque ambiti fondamentali del benessere personale e professionale.

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