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2019. Il caos delle dichiarazioni. Cosa sta succedendo?

By Alfredo Piccaluga
June 25, 2019

Christopher Bullock, nel lontano 1716, coniò un aforisma destinato a diventare famoso: «è impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse». Con arguzia, ed una certa dose di ironia, ci ricordava che la vita offriva quelle due sole sterili certezze. Per secoli, con la medesima flemmatica rassegnazione, abbiamo agito forti di questa consapevolezza. Beh... non è più così

C’è stato un tempo nel quale almeno il carico tributario dei contribuenti era una qualcosa di chiaro e ben definito. L’anno finiva a dicembre e a marzo si tiravano le somme comunicando il dovuto al Fisco.
Un criterio oramai svanito.
Le dichiarazioni sono ora molteplici, astruse, spesso superlue o ripetitive. Gli stessi dati vengono più volte richiesti con strumenti differenti. Senza alcuna ragione apparente. Anche i modelli intuitivi sono stati complicati ad arte. E mai quanto quest’anno.
Basti pensare al modello 730 che è, poi, la più semplice delle dichiarazioni.

Le istruzioni di sintesi per compilarlo sono state racchiuse in 120 pagine. Ma siccome il fisco temeva probabilmente fossero troppo sintetiche, ha poi pubblicato una circolare (la 13/E del 31 maggio) che desse qualche indicazione in più: Altre 390 pagine. Fitte in formato A4. E la responsabilità in capo al contribuente chiamato a redigere questi modelli, si moltiplica di anno in anno.
Chi non lavora non sbaglia, si è soliti dire, ma è ancor più chiaro che chi lavora in modo massivo e ripetitivo è sostanzialmente indotto a sbagliare. Specie se costretto a cimentarsi in un settore che generalmente non gli compete.
Lo scorso anno sono arrivate, per le sole dichiarazioni dei redditi, tacendo altre comunicazioni, circa un 1.890.000 contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. In un solo anno.
Il Sole24Ore dello scorso 7 Marzo ci aveva messo in allarme: nel primo trimestre 2019 eravamo già ad un 1.770.000 contestazioni del fisco. A Marzo! Cioè a soli tre mesi dall’inizio dell’anno.
Nel 2015 quando pensavamo che la situazione non potesse peggiorare oltre, le comunicazioni di irregolarità pervenute furono “appena” 395.000.

Neppure si può confidare nelle “dichiarazioni precompilate”, che in sostanza non sono precompilate ma prodotte sulla base delle comunicazioni che il contribuente stesso ha trasmesso durante l’anno.
Il Fisco non sempre le riceve con i dovuti accorgimenti, probabilmente perché i software ministeriali non sono ancora in grado di sostituire integralmente l’intervento umano. Accade quindi che sovente vi siano errori, piccoli o grandi. In tal caso la sanzione, per un errore dichiarativo altrui, ricade ugualmente in capo al contribuente che, quindi, non può affidarsi acriticamente a questi modelli.
Già quattro anni fa dalle pagine del Fatto, Patrizia De Rubertis riportava le percentuali di errore riscontrati nelle dichiarazioni precompilate: circa il 72 %, equivalente a più di sette dichiarazioni su dieci da correggere.
Oggi la situazione è decisamente migliorata, ma è ancora lontana dal rappresentare una garanzia per il cittadino. Resta poi da capire che vantaggio abbia un cittadino nel ritrovarsi una “dichiarazione precompilata” che però è frutto di un lungo lavoro (trasmissione dati tessera sanitaria, spesometro, etc) il cui onere compilativo ricade sul cittadino stesso.

Il “periodo caldo” delle dichiarazioni è appena iniziato, eppure l’intero settore è letteralmente estenuato. Per citare solo alcune delle scadenze più note di questi primi mesi, varrebbe la pena ricordare che il 20 gennaio c’è stata la comunicazione obbligatoria del Regime speciale Iva MOSS, il 21 gennaio la trasmissione dei dati identificativi delle operazioni dei misuratori fiscali, il 25 gennaio le dichiarazioni Intra, il 31 gennaio la trasmissione TS (tessera sanitaria) per tutti gli appartenenti alle categorie sanitarie, il 25 febbraio ed il 28 febbraio nuovamente le dichiarazioni Intra, il 07 marzo le certificazioni uniche e le disponibilità per i 730-4, il 25 marzo gli Intrastat, il 01 aprile il modello Eas per le associazioni, ancora gli Intra ed anche la consegna delle Cupe, il 10 aprile la comunicazione Iva, il 20 aprile la comunicazione obbligatoria del regime speciale Iva MOSS, Il 23 aprile ancora la trasmissione dei dati identificativi delle operazioni dei misuratori fiscali, il 26 aprile nuovamente dichiarazione Intra, il 30 aprile l’approvazione dei bilanci ma anche la famigerata dichiarazione Iva e l’ancor più famigerato Spesometro, il 27 maggio la dichiarazione Intra, il 31 maggio nuovamente le comunicazioni Iva ma anche il nuovo Esterometro.
Le scadenze sono ormai così numerose che non bastano i mesi dell’anno e il fisco non sa più dove collocarle. Il peggio, tuttavia, è che l’Erario stesso predispone in ritardo i software applicativi o le istruzioni, con il risultato di dover poi prorogare gli adempimenti all’ultimo minuto, accavallandoli e creando un certo caos anche tra gli esperti del settore. La medesima incombenza scade in giorni e mesi diversi anno dopo anno.
Quest’anno sono stati approvati bilanci senza poter avere certezza del carico fiscale da indicarvi e verranno pagate imposte che potrebbero dover essere corrette per effetto di tardivi ripensamenti del legislatore.
Il software per la dichiarazione dei redditi è stato infatti appena pubblicato (versione software: 1.0.0 del 10/06/2019) così come anche quello ISA necessario al corretto conteggio imposte (versione 1.0.2 del 19/06/2019) che però, a quanto appurato, non funziona a dovere.
Un ritardo così vistoso non ha lasciato alternative al legislatore: un nuovo rinvio.
Prima una proroga dei versamenti, poi una proroga delle dichiarazioni dei redditi ed ora una nuova proroga dei pagamenti di imposta.

Così si è arrivati all’epilogo attuale: dichiarazioni dei redditi da trasmettersi entro il 2 dicembre e versamenti di imposta da effettuarsi entro il 30 settembre. Non si era mai visto.
Peraltro, come oramai consueto, il rinvio è parziale e lacunoso. Non coinvolge tutti e non tutti i coinvolti lo sono in egual misura.
I contribuenti privi di partita Iva non potranno beneficiarne, ma potranno per contro sfruttare quello precedente. Coloro che trasmettono la propria denuncia dei redditi con modello 730 non potranno invece sfruttare neppure il rinvio precedente, in quanto comunque per loro (e solo per loro) era prevista una scadenza successiva. Esclusi infine dall’ultimo rinvio anche i titolari di partita Iva dal fatturato plurimilionario. Al contempo i contribuenti in regime forfettario o dei minimi ancora non sanno come comportarsi, perché nel valzer delle proroghe i tecnici governativi si sono dimenticati di citarli.
In questo momento di smarrimento sono in molti a cercare conforto nelle comunicazioni ministeriali, ma non sempre traendo il risultato sperato.

La ministra Castelli per esempio, ha introdotto il Decreto crescita con una diretta facebook nella quale accennava confusamente all’Ires per le persone fisiche (che non esiste) e alla fatturazione degli scontrini che non possono certo essere fatture. Un linguaggio quanto meno poco tecnico che non ha aiutato gli esperti del settore.
Vige un clima, oramai, di evidente rassegnazione.
In un regime fiscale appena normale, i conteggi dovrebbero esser simultanei, il fisco serio e collaborativo e la scadenza dei bilanci accomunata a quella dei dichiarativi di riferimento.
La maggior parte dei contribuenti neppure lo sa, complice il fatto che buona parte delle incombenze è demandata in via ordinaria agli intermediari del settore, ma le tanto decantate semplificazioni fiscali si sono oramai tramutate in una babele insostenibile.
Oramai rivangare il passato è anacronistico, è chiaro. Non di meno c’è una certa nostalgia per quel tempo nel quale ognuno era chiamato a compiere solo la sua professione con criterio. Il dentista era un dentista. Non un esperto marketing o un fiscalista. Lo Stato era severo, ma chiaro. Ci offriva una qualche certezza del diritto. A marzo si archiviava definitivamente la questione fiscale dell’anno.

Ma i tempi cambiano…

 

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