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Tecnologie di stampa 3D applicate ai modelli dentali: una revisione

Una nuova recensione ha concluso che, sebbene la stampa dentale 3D abbia compiuto importanti progressi clinici, la sua precisione e i benefici complessivi devono essere meglio confermati attraverso ulteriori ricerche (Immagine: thenort/Adobe Stock).

ATENE, Grecia: Con l’aumento dell’uso dei flussi di lavoro digitali in protesi e ortodonzia, la scelta del metodo di stampa 3D più adatto per i modelli dentali sta diventando una questione pratica sia in ambito clinico sia di laboratorio. Una nuova revisione narrativa condotta da ricercatori in Grecia confronta le principali tecnologie di stampa 3D impiegate per i modelli dentali protesici e ortodontici tra loro e con i tradizionali calchi in gesso. Lo studio individua inoltre le tecnologie più idonee per applicazioni cliniche che richiedono elevata precisione.

L’articolo fornisce una panoramica completa delle tecnologie di stampa 3D contemporanee utilizzate per la realizzazione di modelli dentali: stereolitografia (SLA), digital light processing (DLP), stampa a cristalli liquidi (LCD), fused deposition modelling (FDM) e PolyJet. Per quanto riguarda la precisione dimensionale, un parametro clinico fondamentale, l’articolo cita evidenze comparative che indicano come i sistemi SLA, DLP e PolyJet offrano la massima accuratezza e fedeltà dimensionale, in particolare per modelli protesici di arcata completa. Tra queste tecnologie, PolyJet si è spesso dimostrata la più performante, seguita a stretto giro da DLP e SLA. Queste tecnologie impiegano resine fotopolimerizzabili e consentono di ottenere spessori di strato ridotti e elevata definizione superficiale, caratteristiche vantaggiose per la realizzazione di modelli dentali destinati a lavori protesici e implantari.

La revisione cita studi che indicano come la stampa a cristalli liquidi (LCD) possa risultare meno precisa, sebbene le differenze riportate possano essere considerate clinicamente accettabili per molte applicazioni diagnostiche e ortodontiche. Questa tecnologia, che utilizza anch’essa resine fotopolimerizzabili, rappresenta un punto di ingresso a basso costo per gli studi odontoiatrici. Al contrario, le stampanti FDM, che estrudono filamenti termoplastici e sono apprezzate per convenienza e facilità d’uso, hanno mostrato negli studi citati una risoluzione inferiore e una qualità superficiale più bassa. Per questo motivo, risultano più adatte alla realizzazione di modelli diagnostici, a scopo didattico e per la pianificazione preliminare, piuttosto che per modelli protesici che richiedono alta precisione.

Per quanto riguarda il confronto con i calchi in gesso, diverse indagini hanno riportato che i modelli stampati in 3D mostrano una riproducibilità paragonabile a quella dei calchi tradizionali, sebbene siano state osservate anche lievi discrepanze. L’accettabilità clinica dipende quindi dall’applicazione specifica. Le tecnologie FDM e DLP, pur essendo adatte alla realizzazione di modelli ortodontici a scopo diagnostico, richiedono cautela per applicazioni che necessitano di tolleranze estremamente strette, come la fabbricazione di allineatori ortodontici.

La revisione sottolinea come la precisione sia influenzata da numerose variabili oltre alla tecnologia di stampa, tra cui la scelta del materiale, lo spessore degli strati, l’intensità della luce, l’orientamento di costruzione, i parametri software e i protocolli di post-processing. Ciò mette in evidenza l’importanza di flussi di lavoro standardizzati e della formazione degli operatori per garantire risultati affidabili.

Un’altra dimensione clinica importante riguarda il comportamento dei materiali nel tempo. La revisione osserva che le resine fotopolimerizzabili possono subire variazioni dimensionali dovute a polimerizzazione continua, assorbimento di umidità o invecchiamento, influenzando potenzialmente la precisione a lungo termine. Pertanto, lo studio raccomanda ulteriori ricerche sulla stabilità a lungo termine dei modelli stampati.

L’articolo evidenzia inoltre la necessità di studi clinici prospettici e di protocolli standardizzati per la valutazione della precisione. Suggerisce anche possibili direzioni future: innovazioni emergenti, come l’ottimizzazione dei parametri di stampa tramite intelligenza artificiale, approcci sostenibili dal punto di vista ambientale e persino la stampa 4D - in cui le strutture reagiscono a stimoli ambientali - potrebbero ampliare ulteriormente le potenzialità cliniche.

In generale, l’articolo conclude che le tecnologie SLA, DLP e PolyJet sembrano attualmente le opzioni più affidabili per la stampa 3D di modelli destinati a lavori protesici ad alta precisione, a supporto del miglioramento della cura del paziente e dei risultati clinici. La stampa 3D sta progredendo rapidamente in termini di qualità, velocità ed efficienza dei costi, ma sono ancora necessarie ulteriori ricerche per stabilire con maggiore certezza la sua precisione e i benefici complessivi.

Dal punto di vista clinico, i modelli stampati in 3D offrono diversi vantaggi rispetto ai calchi in gesso tradizionali. Tra questi si annoverano tempi di lavorazione più rapidi, archiviazione digitale, comunicazione migliorata con laboratori e pazienti, nonché la possibilità di riprodurre modelli su richiesta senza degradazione. I modelli digitali facilitano inoltre la collaborazione interdisciplinare e la pianificazione del trattamento, in particolare nei casi complessi di implantologia e ortodonzia.

L’articolo, intitolato “3D printing techniques for dental prosthetic models: A narrative review and contemporary perspectives”, è stato pubblicato online il 6 febbraio 2026 su Cureus.

 

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