Un recente studio condotto su modello murino suggerisce che il trattamento parodontale possa influenzare favorevolmente il microbiota intestinale e il riassorbimento osseo in presenza di osteoporosi (Immagine: Warawan/Adobe Stock).
SOUTHPORT, Australia/NANCHINO, Cina – Studi condotti su modelli animali hanno dimostrato che la parodontite può aggravare la perdita ossea sistemica, mentre altre ricerche hanno evidenziato un possibile coinvolgimento del microbiota intestinale negli effetti sistemici sul tessuto osseo associati alla parodontite. In un recente studio di laboratorio, i ricercatori hanno integrato questi due filoni di ricerca per indagare se la parodontite possa peggiorare la perdita ossea osteoporotica attraverso meccanismi mediati dal microbiota intestinale e se il trattamento della parodontite possa modulare tali effetti.
I risultati suggeriscono un possibile ruolo della salute orale nei pazienti a rischio di perdita ossea sistemica, sebbene siano necessari studi sull’uomo per confermare questi risultati. Il coautore dott. Yin Xiao, professore ordinario presso la School of Medicine and Dentistry della Griffith University di Southport, ha spiegato che lo studio contribuisce a comprendere meglio in che modo l’infiammazione parodontale possa influenzare il metabolismo osseo sistemico.
Secondo il coautore dello studio, Prof. Yin Xiao, i risultati di un recente studio condotto su modello murino forniscono ulteriori evidenze sui meccanismi attraverso cui la parodontite potrebbe aggravare la perdita ossea associata all’osteoporosi (Immagine: Griffith University).
«La parodontite non altera soltanto il microbiota orale, ma influisce anche sul microbiota gastrointestinale, compromettendo l’integrità della barriera intestinale e aumentando l’infiammazione sistemica», ha spiegato in un comunicato stampa. Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato un modello murino nel quale sono state indotte osteoporosi e parodontite. Rispetto ai topi affetti dalla sola osteoporosi, quelli che presentavano entrambe le condizioni hanno mostrato una più grave distruzione dell’osso alveolare e un maggiore deterioramento dell’osso trabecolare del femore.
Queste alterazioni erano associate a un aumento dell’attività degli osteoclasti, a livelli sierici più elevati di un marcatore del riassorbimento osseo e a un incremento dei mediatori dell’infiammazione sistemica. Il trattamento della parodontite ha invece determinato una riduzione degli indicatori di infiammazione sistemica e di riassorbimento osseo. È importante sottolineare che lo studio ha rilevato come la parodontite comprometta la funzione della barriera intestinale, modifichi la composizione del microbiota intestinale e alteri il profilo dei metaboliti intestinali. Il trattamento parodontale ha invece consentito di ripristinare parzialmente la funzione della barriera intestinale.
Il trapianto di microbiota fecale da topi affetti sia da osteoporosi sia da parodontite non trattata a topi con osteoporosi ha determinato nei riceventi un quadro analogo, caratterizzato da perdita ossea a livello femorale, infiammazione sistemica e compromissione della barriera intestinale. Al contrario, il microbiota proveniente da animali sottoposti a trattamento parodontale ha attenuato parzialmente questi effetti, supportando l’ipotesi di un ruolo del microbiota intestinale nel mediare tali alterazioni in questo modello animale.
I risultati confermano precedenti evidenze sperimentali secondo cui la parodontite potrebbe aggravare l’osteoporosi attraverso meccanismi mediati dal microbiota intestinale. Lo studio suggerisce inoltre che il trattamento parodontale possa attenuare, almeno in parte, la compromissione della barriera intestinale, l’infiammazione sistemica e il riassorbimento osseo associati a questo processo. Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per stabilire se gli stessi meccanismi siano presenti anche nell’uomo.
Richiamando precedenti evidenze epidemiologiche, il Prof. Xiao ha osservato che le persone anziane affette contemporaneamente da parodontite e osteoporosi potrebbero presentare un rischio di fratture maggiore rispetto a quelle affette da una sola delle due condizioni. I risultati supportano quindi la necessità di approfondire se la gestione della malattia parodontale possa contribuire a un approccio terapeutico complessivo nei pazienti a rischio di perdita ossea sistemica.
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