DT News - Italy - Intervista al Dott. Antonio Salierno vincitore del Peers Case Contest Award 2023

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Intervista al Dott. Antonio Salierno vincitore del Peers Case Contest Award 2023

gio. 11 gennaio 2024

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Nel corso del DS World Italia, organizzato al Pala Congressi di Riccione, promosso dalla Dentsply Sirona, si è svolto nella sezione precongressuale di Peers, Platform for Exchange of Experience, Research and Science, la comunità di implantologi promossa da Dentsply Sirona, il Case Contest durante il quale alcuni membri della comunità Peers hanno presentato i loro casi clinici, preselezionati.

Il Contest è stato moderato dal Presidente 2022-2023 di Peers, Dott. Marco Toia, che ha svolto il suo incarico con tanta passione, nuove iniziativa e la realizzazione dei progetti regionali, di una comunità nata nel 2007 e che oggi annovera oltre 200 iscritti “con l’obiettivo principale di dare possibilità, agli utilizzatori delle soluzioni Dentsply Sirona, di condividere la propria esperienza e, attraverso il confronto, crescere e migliorare la propria pratica clinica quotidiana”. Alla conclusione della sessione, con il classico “passaggio della campanella” e uno scroscio di applausi, Toia commosso ha lasciato la presidenza biennale al successore Dott. Giuseppe Daprile.

Alla fine del congresso, è stato proclamato il vincitore del Peers Case Contest Award 2023, il Dr. Antonio Salierno, Laurea nel 2005 all’Università di Napoli, Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, Master di II livello in Medicina orale, già vincitore del Peers Case contest Awards 2017 ed esperto di tecniche digitali e chirurgiche fin dal 2010.

Dott. Salierno è un piacere per la seconda volta intervistarla in qualità di vincitore di questo ambito Award. Vuole descriverci, oltre al titolo, il suo caso clinico?
Il caso dal titolo “Impianto post-estrattivo con protesizzazione immediata in area estetica” descrive il caso clinico di un paziente di anni 54, asa 1,che si presenta alla nostra osservazione con dolore e sensazione di dente allungato in sede 1.5. All’esame obiettivo si evidenzia fistola in sede vestibolare al limite della giunzione muco-gengivale, dalla fistolografia si osserva come il tragitto fistoloso risale fino all’apice radicolare dell’elemento dentario 1.5. Tale elemento dentario era già stato trattato endodonticamente e incapsulato circa 20 anni prima. Il piano di trattamento prevede l’estrazione dell’elemento 1.5. con posizionamento di un impianto nella stessa sede e protesizzazione immediata. Per poter gestire le differenti situazioni cliniche che si sarebbero potute configurare, sono stati richiesti al laboratorio odontotecnico 3 differenti tipologie di provvisori, uno per protesi fissa ad appoggio dentale nel caso in cui fosse stato possibile recuperare l’elemento dentario, uno per protesi avvitata in previsione di un trattamento di implanto protesi post-estrattiva e un maryland bridge nell’eventualità in cui non fosse stato possibile posizionare l’impianto (lab. Odt.“D’Orsi“ Castellammare di Stabia). In seguito alla rimozione della vecchia corona protesica, clinicamente si evidenzia una frattura verticale della radice, quindi l’unica scelta possibile è stata l’avulsione dell’elemento 1.5 non più recuperabile, il posizionamento immediato di un impianto endosseo lievemente sottocrestale e protesizzazione immediata. Durante la prima fase chirurgica è stato eseguito un lembo a busta a spessore totale senza tagli di scarico. In sede vestibolare, inoltre, si evidenzia la presenza di una deiscenza ossea di 2 mm. Attraverso metodiche minimamente invasive si è passati all’estrazione dell’elemento dentario 1.5. Dopo aver eseguito toilette chirurgica dell’alveolo post-estrattivo durante la stessa seduta chirurgica nel sito è stato inserito un impianto immediato lievemente sottocrestale. Inserito l’impianto, con stabilità primaria di 30N si è passati alla protesizzazione immediata. L’elemento provvisorio è stato stabilizzato attraverso una metodica chairside. Posizionato il provvisorio, è stato serrato a 20N. A tal punto viene innestato a livello della deiscenza vestibolare una matrice di collagene crosslinkato e idrossiapatite. La chiusura del lembo è avvenuta mediante una sutura sospesa semplice eseguita con un monofilamento 5/0. Il provvisorio viene opportunamente scaricato a livello occlusale per evitare un contatto con l’antagonista in OC. Ottenuta la guarigione, a distanza di 60 giorni, il provvisorio è stato rimosso e attraverso l’utilizzo di uno scanbody è stata rilevata l’impronta con tecnica CAD/CAM. Con un workflow digitale è stata realizzata una corona protesica avvitata in zirconia stratificata che ha consentito una valida finalizzazione del caso sia da un punto di vista estetico che funzionale.

Quali tecniche e materiali ha utilizzato?
Allo scopo di ridurre i tempi di attivazione ho inserito un impianto post-estrattivo immediato (impianto Omnitaper 4.5 x11 Dentsply Sirona) e ho eseguito una protesizzazione immediata con temporary abutment (Dentsply Sirona per impianto Omnitaper), l’intervento è stato completato con innesto di biomateriale OSSIX Volumax Bone (Dentsply Sirona) allo scopo di correggere 2 mm di deiscenza ossea vestibolare, la riabilitazione protesica, eseguita dopo il rilievo di impronta con tecnica digitale, è stata finalizzata con una corona in ceramica avvitata.


Secondo lei perché le è stato assegnato questo premio, in un contesto di ottimi casi clinici?
Grazie per la domanda, che mi sono posto anche io e credo sia stato per la linearità, semplicità e precisione del caso e per la capacità di abbinare più tecniche in un solo tempo chirurgico riducendo il numero delle sedute operatorie.

Cosa è cambiato nel suo approccio all’implantologia rispetto all’intervista del 2017 apparsa su CAD/CAM international magazine of digital dentistry (n. 3/2017) e ancora visibile nell’archivio e-paper del sito Dental Tribune Italia?
È cambiata sicuramente la modalità di pianificazione e di esecuzione dei casi, in quanto oggi prediligo un approccio con workflow digitale rispetto a quello analogico che prevaleva negli scorsi anni.

Si occupa ancora di patologie orali?
Certo, le patologie orali sono caratterizzate spesso da lesioni che vanno intercettate con molta attenzione e richiedono un’adeguata diagnosi prima di intraprendere qualsiasi tipo di terapia odontoiatrica.

Perché un chirurgo e implantologo deve avere l’approccio del medico orale?
Di certo l’approccio del medico orale consente di ottenere una valida alleanza medico-paziente e soprattutto di discriminare patologie che possono essere letali per il paziente prima di pensare alla riabilitazione protesica ed implanto-protesica. Mediante questo tipo di approccio spesso vengono riconosciute correlazioni tra patologie sistemiche di cui il paziente è affetto e patologie odontostomatologiche.

Quanto conta la prima visita e come si svolge la diagnosi nei casi complessi?
Ritengo che la prima visita sia in assoluto il momento più importante rispetto a tutto il percorso odontostomatologico che il paziente affronterà. L’ascolto del paziente, un’adeguata anamnesi e visita clinica ma soprattutto un adeguato studio delle immagini radiografiche, delle foto cliniche e nei casi complessi dei modelli studio o delle impronte digitali rappresentano nel complesso la chiave per eseguire un’attenta diagnosi e un adeguato piano di trattamento che possa soddisfare le esigenze del paziente e che possa avere un’adeguata predicibilità a lungo termine, al fine di garantire un valido outcome al paziente.

Quali i suoi progetti futuri?
Sicuramente un continuo e costante aggiornamento, che possa servire per un confronto costruttivo, una crescita professionale e soprattutto che alimenti la passione per ciò di cui mi occupo. Lo scopo è mettere sempre più in pratica metodiche che consentano di ottenere in sicurezza e nel minor tempo possibile il risultato che soddisfi le aspettative del paziente. Credo che il futuro, già presente, sia basato molto sul flusso di lavoro che preveda tecniche digitali sempre più all’avanguardia, così come abbiamo visto nell’ambito del DS World Italia siamo già su un’ottima strada.

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