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Eloquente analisi di settore UNIDI/ Keystone: «Export molto bene, domanda interna assai meno»

By Dental Tribune Italia
July 03, 2018

Raramente si trova un pubblico così selezionato ed attento, come quello che ha preso parte, nel pomeriggio di giovedì 28 all’NH Hotel di Milano 2, all’“Analisi di settore” realizzata da UNIDI in collaborazione con Keystone (Roberto Rosso) e a quella, non meno coinvolgente, curata dall’ADDE (Maurizio Quaranta) sull’andamento del mercato odontoiatrico ed odontotecnico in Europa nel 2017.

Al richiamo irresistibile dei due temi e dei rispettivi relatori, entrambi d’indiscussa attendibilità e prestigio hanno aderito sia ANDI, nella persona del neo presidente Carlo Ghirlanda, in una delle sue prime uscite ufficiali che AIO, con l’intervento del Segretario nazionale, Gaetano Memeo. Al termine delle relazioni, nel compiacersi dell’iniziativa UNIDI, hanno entrambi richiamato (in particolare Ghirlanda) i punti focali della loro azione sindacale. In prima fila, tra gli ospiti di rilievo, anche la presidente nazionale COI AIOG, Maria Grazia Cannarozzo, sempre presente agli eventi più significativi del dentale. Tutti hanno approfittato della circostanza per augurare buon lavoro a Gianna Pamich e ai suoi consiglieri, freschi di (ri)nomina per il biennio 2018/20 da parte dell’Assemblea generale.

Prima di entrare nel dettaglio dell’“Analisi” sul modello delle statistiche illustrate ad Expodental da Roberto Rosso, ricordiamo innanzitutto le motivazioni che spingono l’UNIDI a commissionare frequenti analisi di mercato. Obiettivo principale, spiega una nota, è «fornire ai propri associati un valido strumento in grado di consentire la conoscenza del settore attraverso una visione aggregata e focalizzata» consentendo in tal modo ad ognuno di pianificare il proprio sviluppo con maggior capacità analitica. L’altro obiettivo, per così dire “esterno” all’UNIDI, consiste nell’offrire alle Istituzioni una miglior conoscenza del mercato dentale, «essendo particolarmente importante – prosegue la nota – che attraverso dati e analisi del contesto evolutivo» dette Istituzioni «percepiscano l’entità delle imprese associate in termini di sviluppo di ricchezza di occupazione».

Entrando nel dettaglio della “survey” statistica compiuta da Keystone/Rosso, appare una nota dominante, ribadita peraltro con forza da Rosso, attraverso varie espressioni che portano tutte alla stessa conclusione: «il peso del mercato domestico sta crollando» ha detto senza mezzi termini il relatore, il che vale a dire (parole testuali) «Il vero problema è che la domanda interna non va», o ancora «I consumi non aumentano, il mercato non si evolve» e se ancora non bastasse la constatazione finale ed accorata di Rosso: «Non c’è domanda, non ci sono pazienti, come in altri Paesi, dove il mercato dentale è in crescita. In Italia, no».

In un comunicato diffuso congiuntamente da UNIDI e Keystone, si legge infatti che l’intervallo 2009-2017 rivela una domanda interna di fatto ferma, senza un vero sviluppo. Il sussulto verificatosi negli anni 2015-2016 «è dovuto al ritorno della popolazione alle cure odontoiatriche dopo la crisi dei due anni precedenti». Ma la nota dominante continua a rimanere una sola: la rinuncia al dentista. A questo proposito varrà un dato solo, ma significativo: «Il valore del mercato del 2017 è inferiore a quello ottenuto nel periodo 2008-2009». Le sole note di vivacità in una situazione in calo o stagnante provengono dai comparti collegati alle tecnologie digitali e ai dispositivi su misura. Stando all’Analisi «diversi grandi produttori in ambito implantologico, leghe preziose e ortodonzia, stanno trasformando il loro business da fabbricanti di prodotti a produttori di dispositivi medici su misura».

Se la domanda interna delude «il comparto produttivo italiano d’altro canto è un fiore all’occhiello del settore manifatturiero, registrando crescite, spesso a due cifre. Nel 2009 valeva poco più di 600 milioni, ora (2018) sfiora il miliardo». Altre note squillanti provengono dal fronte delle esportazioni, dove si registra l’exploit di un settore quasi raddoppiato (+ 75%), passato dai 370 milioni nel 2009 ai quasi 650 milioni del 2017. Quanto vale a dire, un tasso di crescita medio composto pari al 7,1% annuo.

Requisiti del riconoscimento del “made in Italy” dentale su tutti i mercati sono l’orientamento all’innovazione, gli standard qualitativi, la creatività e le capacità relazionali. «Il fatto che il comparto non trovi ancora continuità di crescita sul mercato nazionale – è la conclusione dell’Analisi – è dovuto a un problema di domanda interna che sembra non uscire da una crisi sistemica e strutturale».

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