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L’ozono-terapia per il trattamento del Paziente

© Vrx/Shutterstock.
By Savario Cosola.
October 23, 2019

Nonostante il trascorrere del tempo ed il modificarsi degli usi, dei costumi e delle società, vi sono delle sensazioni o degli eventi naturali, che hanno sempre affascinato l’uomo spingendolo a porsi degli interrogativi: un esempio lampante è “l’odore della pioggia” che è impresso nella memoria olfattiva di ognuno di noi.

Già nell’Iliade, infatti, Omero descriveva l’odore aspro e pungente che si presenta al termine di un lungo temporale e in seguito, agli inizi della rivoluzione industriale, lo stesso odore era descritto nelle vicinanze dei macchinari e fu attribuito all’elettricità dell’aria. In base ai registri storici, solo nel 1840, il chimico Schönbein (1799-1868), professore all’Università di Basilea, intuì che l’odore dell’aria “elettrizzata” era dovuto ad una molecola che si formava durante alcuni processi atmosferici. Essa fu chiamata ozono, dal greco “ὄζω” (òzo) che significa “emanare odore”.

L’ozono è, appunto, un gas instabile formato da tre atomi di ossigeno (O3), che tendono a separarsi formando molecole di ossigeno biatomico (O2), mentre il terzo atomo di ossigeno (definito “singoletto”) può interagire con altre molecole. L’ozono, forma allotropica dell’ossigeno, è tossico a concentrazioni superiori a 0,01 parti per milione, una quantità, in natura, talvolta raggiunta nella troposfera, a causa dei raggi solari e di fenomeni atmosferici. La sua capacità ossidativa, che gli permette di reagire rapidamente con altre sostanze organiche, unita alla proprietà di liberare ossigeno, conferisce all’ozono una potente attività fungicida e battericida, soprattutto verso batteri anaerobi; infatti da decenni viene utilizzato come disinfettante e sterilizzante delle acque.

Intuendo queste proprietà nell’industria e nell’ambito medico, nel 1896 per la prima volta il famoso ingegnere Nikola Tesla brevettò un primo sistema di generazione di ozono e, nello stesso periodo, diversi medici iniziarono ad utilizzare l’ozono come disinfettante, ma con metodiche di preparazione disparate e per nulla standardizzate.

L’azione antimicrobica è data dal fatto che questo gas è in grado di danneggiare la membrana citoplasmatica delle cellule batteriche, grazie all’atomo libero di ossigeno, ed è in grado di indurre modificazioni alle strutture intracellulari, a causa degli effetti ossidanti secondari. L’interesse in ambito medico (dermatologia, ortopedia) e odontoiatrico dell’ozono, negli ultimi decenni, è legato non solo alle sue proprietà disinfettanti, ma anche alle sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, analgesiche e bio-stimolanti. Infatti, è noto anche per favorire la rigenerazione tissutale dovuta alla liberazione di ossigeno nei tessuti.

Questi promettenti vantaggi dell’ozono hanno reso possibile lo sviluppo di un tipo di terapia definita “Ozono-terapia”, sviluppando una crescente letteratura scientifica a riguardo, che migliora sempre di più le conoscenze che abbiamo e affina la comprensione del come e quando utilizzare questa nuova “arma” nell’attività clinica.

Dal punto di vista farmacodinamico, l’ozono ha il massimo della sua efficacia a basse concentrazioni, mentre ad alti dosaggi, come accennato, può essere inefficiente o persino tossico. Questa è probabilmente una delle motivazioni che non ha permesso all’ozono-terapia di diffondersi rapidamente dai primi approcci di 120 anni fa fino ad oggi. Per questa proprietà definita ormesi, a basso dosaggio, l’ozono, con la sua azione ossidante, stimola l’attivazione degli antiossidanti endogeni e la produzione di interleuchine e leucotrieni, con conseguente effetto anti-infiammatorio, modulando la risposta immunitaria dei tessuti circostanti. Si ha quindi una riduzione dello stress ossidativo cellulare e questo favorisce i processi rigenerativi tissutali ed il miglioramento della microcircolazione sanguigna locale. Inoltre, l’ozono svolgendo un’azione modulante sull’infiammazione e sulle sostanze biologicamente attive come le interleuchine, i leucotrieni e le prostaglandine, contribuisce alla riduzione di edema e dolore.

Per anni in igiene orale e in odontoiatria è stato utilizzato il perossido di idrogeno (H2O2) per ridurre la carica batterica di anaerobi nelle tasche parodontali: gli effetti di questa sostanza sono tutt’ora discussi in letteratura. Probabilmente i risultati di questo agente disinfettante nella terapia parodontale sono poco evidenziabili, perché l’effetto è ridotto nel tempo e perché è difficile controllare la dose efficace di acqua ossigenata che agisce nella tasca. Il razionale biologico è dalla parte del perossido di idrogeno, perché è una sostanza che viene prodotta anche da alcuni batteri del microbiota orale, che competono naturalmente contro l’aumento del numero di batteri anaerobici, ma l’effetto clinico rimane dubbio. Anche in questo caso l’ozono ha portato al clinico una soluzione: se usato a basse dosi, riesce a mimare l’attività competitiva del microbioma orale, fungendo da carrier per l’ossigeno e quindi, in ambiente acquoso, svolgendo un’attività antibatterica simile all’acqua ossigenata. Citando Paracelso, “tutto è veleno e tutto è farmaco, la differenza è nella dose”, pertanto come e quando l’odontoiatria può avvalersi dell’ozono-terapia?

Esaminate le molteplici proprietà benefiche dell’ozono i campi di applicazione sono numerosi, spaziando dalla chirurgia orale all’igiene orale domiciliare. L’ozono in odontoiatria è possibile trovarlo in forma liquida (acqua ozonizzata), gassosa (es. Ozone DTA) o sottoforma di gel. Nelle diverse formulazioni si hanno ottimi risultati, anche perché l’ambiente umido orale enfatizza le qualità della sostanza, ma bisogna differenziare i vari tipi di trattamento a seconda dei casi, rivolgendosi ad uno specialista.

Presso l’Istituto Stomatologico Toscano (IST), grazie all’apporto scientifico dei professori Anna Maria Genovesi e Simone Marconcini, oggi, l’ozono-terapia è utilizzata, ad esempio, nelle fasi post-chirurgiche e nelle fasi di mantenimento di lesioni orali, come Lichen Planus, lesioni aftose, lesioni precancerose o altre lesioni delle mucose. L’efficacia ne è riportata in letteratura da diversi studi clinici e case-report. Ma l’ozono viene usato anche nel mantenimento parodontale e peri-implantare dei pazienti sani. Ad esempio, in uno studio clinico pubblicato ad inizio 2019, abbiamo evidenziato come l’ozono-terapia possa avere risultati simili alla clorexidina in termini di placca ed infiammazione gengivale, in pazienti adolescenti in terapia ortodontica fissa. In particolare, se dopo 15 giorni di mantenimento i risultati tra il gruppo “ozono” e il gruppo “clorexidina” erano quasi equivalenti, dopo 30 giorni la clorexidina ha perso leggermente di efficacia, mentre i pazienti che utilizzavano ozono hanno avuto parametri clinici in continuo miglioramento.

Sicuramente le capacità bio-stimolanti e immunomodulanti dell’ozono sono particolarmente importanti per i pazienti con patologie croniche o che soffrono di disordini metabolici o immunologici e per i pazienti che usano i bifosfonati. Ad esempio, l’IST, l’Università di Palermo e altri centri clinici hanno inserito, nel protocollo clinico di estrazione degli elementi dentari dei pazienti a rischio di sviluppare lesioni da osteonecrosi, la disinfezione del cavo orale e dell’alveolo post-estrattivo mediante un erogatore di ozono.

Viene utilizzato anche prima di interventi di implantologia, sia per le proprietà antimicrobiche sia per quelle biostimolanti. Un aspetto fondamentale, tuttavia, dell’ozono-terapia è la frequenza di utilizzo. L’ozono rientra nelle terapie definite dall’IST “pro-attive”, ovvero finalizzate al mantenimento della salute, non attaccando direttamente i batteri patogeni o altre cause di malattia, ma potenziando i mezzi di difesa dell’organismo. In quest’ottica, l’ozono-terapia è un’ottima opzione terapeutica per il mantenimento dell’igiene orale perché aiuta a mantenere l’equilibrio di un sistema delicato, ma resiliente, che è il microbioma orale.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 una persona su cinque avrà più di 60 anni. Di fatto avremo sempre più a che fare con pazienti complessi e con un’età media più alta, tuttavia, quando si parla di aumento dell’età media di una popolazione, bisogna considerare sempre il tipo di invecchiamento e la qualità della vita. Nella pratica quotidiana dell’igienista dentale e dell’odontoiatra sarà sempre più utilizzata l’ozono-terapia, ma, per farlo, sarà necessario modificare il modus operandi dei professionisti e lo stile di vita dei pazienti, in quanto, questa nuova terapia richiede, spesso, sedute brevi e ravvicinate unite a presidi domiciliari; fondamentale a tale scopo sarà la comunicazione con il paziente.

Questo nuovo approccio, dunque, unito alle tecnologie oggi a disposizione, permetterà al professionista di disporre dell’ozono-terapia per modulare il microbioma, ridurre l’infiammazione e lo stress ossidativo e migliorare la salute orale in diverse categorie di pazienti.

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L'articolo è stato pubblicato su prevention Italian Edition n. 2/19.

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